Giardino Pubblico del Conicchio

Descrizione

Il giovane parco del Conicchio, dietro il municipio di Corte Franca, sui lati dove non è protetto dal muro di cinta, lo è da alberi che già nel nome Spini di Giuda (Gleditsia Triacanthos) rivelano la capacità di difendersi dai nemici. La presenza delle spine significa che nell'ambiente originario le loro foglie rischiavano di essere brucate troppo dagli erbivori, che così ne mettevano in pericolo la vita, costringendoli a difendersi. Questo genere d'albero è di origine nordamericana e la sua specie è arrivata in Italia nel settecento, per il consolidamento dei pendii. Ha infatti profonde radici che, oltretutto, fertilizzano il terreno con l’azoto assorbito dalle foglie e fissato dai batteri che vivono in simbiosi con le leguminose sue parenti. I baccelli (legumi) che sono i suoi frutti contengono una polpa dolce.

 

spino di giuda

 

Lo Spino di Giuda è parente della Robinia (Robinia pseudoacacia), altro albero leguminoso di origine nordamericana presente nel parco. E' stato importato per la prima volta all'inizio del seicento nel giardino del re di Francia a Parigi, dal suo giardiniere Jean Robin, da cui viene il nome con cui lo conosciamo. La robinia ha foglie tenere e fiori molto belli, profumati e amatissimi dalle api che col loro nettare fanno un ottimo miele ad Aprile e Maggio.

 

robinia

 

Dalla Florida, sempre in America, viene anche la Magnolia sempreverde (Magnolia grandiflora) dalle foglie coriacee e dai grandi fiori bianchi che in autunno compiono la trasformazione in un sorta di pigne vellutate con semi circondati da una buccia lucida di un bel rosso scarlatto che pare corallo.

magnolia

 

Ancora dall'America viene il Noce nero (Juglans nigra) a cui è stato dato questo nome perché i suoi frutti, che ad Ottobre sembrano palle da tennis nella dimensione e nel colore della buccia, profumata come quella dei limoni, presto diventano neri. Il bel fogliame si fa giallo e arancione, prima di cadere in autunno. Questo genere d'albero può diventare altissimo e vivere qualche secolo.

noce nero

 

Ancora dagli USA, viene il Cipresso dell'Arizona (Cupressus arizonica) con le foglioline che tendono all'azzurro. Ha una chioma molto più espansa rispetto al nostro cipresso e i suoi frutti legnosi, detti galbuli, sono simili ma più piccoli.

cipresso

 

Anche la Tuja orientale (Thuja orientalis), dal fogliame simile a quello dei cipressi e pigne piccolissime e uncinate, è originaria della Cina, Corea e Giappone, dove il suo legno viene utilizzato solo per scopi sacri o per l'imperatore. E' in Europa fino dal settecento, utilizzata spesso per le siepi, dato che sopporta le potature.

tuja

 

La presenza di tanti alberi stranieri nei nostri giardini è dovuta ai grandi viaggi iniziati con quello di Cristoforo Colombo nel 1492, che hanno risvegliato l'interesse commerciale e scientifico, verso le terre lontane e le loro ricchezze. Questo ha anche cambiato i gusti in fatto di giardini e duecento anni fa quelli chiamati “all'inglese” che volevano ricreare il fascino delle foreste esotiche, hanno portato molti grandi alberi dall'America e dall'Asia nei parchi delle ville private. Fra i primi e più diffusi ci sono stati i cedri del Libano (Cedrus libani), dell'Himalaya (Cedrus deodara) e dell'Atlante (Cedrus atlantica), molto più imponenti dei nostri abeti.
In questo parco ci sono quelli dell'Himalaya, meglio conosciuti come deodara e ci sono quelli dell'Atlante. Si chiamano cedri perché il loro legno è profumato come la buccia dell'agrume e per questo è stato sempre usato per opere di pregio. Il cedro del Libano e dell'Atlante hanno aghi riuniti in ciuffetti, più corti e duri rispetto al deodara.

cedro deodara

 

Gli alberi generalmente sempreverdi, spesso con aghi e pigne si chiamano conifere e una europea di questo parco è il Pino silvestre (Pinus sylvestris) riconoscibile dagli aghi di un verde vagamente azzurrognolo un po' attorcigliati, piccole pigne e rami superiori di colore arancione. E' un albero dalla resina abbondante, profumata e curativa dell'artrite, della tendinite, delle malattie della pelle e, dato che la resina brucia facilmente, il legno di pino silvestre in passato si usava per fare le torce.

pino silvestre

 

La conifera più frugale e pioniera sui terreni più difficili è però il Pino nero (Pinus nigra) o austriaco, dagli aghi scuri.
Fra i pochi sempreverdi che troviamo qui c'è un Alloro (Laurus nobilis) dalle foglie dure e molto aromatiche, tipico delle zone mediterranee, che nell'antichità era sacro al dio del sole. Con i suoi rametti si facevano corone da mettere in testa ai poeti e ai sapienti per onorarli. Quest'usanza è rimasta per chi si laurea, parola che viene dal suo nome scientifico Laurus nobilis. Questa pianta ha maschi e femmine.

alloro

 

Vicino al muro di recinzione c'è un bell'albero di Fico (Ficus carica) che forse non era stato previsto nel progetto e si è installato da solo, come è spesso sua abitudine. Capita di vedere alberi di fico fra il muro e il selciato davanti alle case o in altri posti dove nessun altro potrebbe vivere.
Questo perché il fico ha radici molto vivaci e lunghe, che riescono a trovare l'acqua indispensabile alla loro vita, ovunque ce ne sia traccia. Questo ha fatto della sua specie la più diffusa nel mondo, di cui alcune varietà tropicali come il Ficus beniamina vive nelle nostre case come pianta ornamentale. In Africa e in India alcuni suoi parenti sono alberi sacri, per le loro straordinarie qualità.

fico

 

Un albero venerato dai Celti, l'antico popolo che ha vissuto in varie parti d'Europa, compresa l'Italia del Nord, era il Frassino, (Fraxinus excelsior) che troviamo in alcuni esemplari anche nel parco del Conicchio. Ha un legno resistentissimo ma anche elastico e radici tanto profonde da renderlo più stabile di qualsiasi altro, tanto che i Celti credevano fosse un frassino a reggere il cielo. Ha la particolarità di avere i germogli neri e anche i fiori non fecondati diventano grumi nerastri che rimangono sull'albero, mentre qualsiasi altra pianta se ne libera. Ha qualità medicinali e, si diceva, magiche.

frassino

 

Curativo è anche l'Olmo (Ulmus laevis), che un tempo era diffuso ovunque in Europa, fino a che una malattia provocata da un insetto portato dall'America ne ha fatto strage. E' molto resistente all'acqua, tanto che Venezia è stata costruita usando pali di olmo, di larice e di ontano.

olmo

 

Anche il Noce (Juglans regia) è un albero illustre per la bontà dei suoi semi e la bellezza e durevolezza del legname. Sembra che riesca a sottrarsi ai fulmini, emettendo sostanze che ostacolano la conducibilità elettrica.

noce

 

L'Acero si riconosce per la forma delle foglie lobate, simili ma più piccole e meno coriacee di quelle del platano. Sono i frutti che assomigliano ad insetti alati, però, a renderlo inconfondibile. Qui ce ne sono tre diverse varietà, delle tantissime che lo rendono molto gradito anche per il bel colore del fogliame in autunno.

acero

 

Il Platano (Platanus acerifolia) è fra gli alberi che raggiungono le maggiori dimensioni in Italia e può vivere molti secoli. Ha una corteccia molto diversa da qualsiasi altro albero, perché è molto chiara, sottile e si sfalda continuamente, con effetto mimetico. I suoi frutti tondi come palline da ping pong restano sui rami per buona parte dell'inverno e pur essendo duri, hanno cuori piumosi e biondi come pulcini.

platano

 

Il Bagolaro (Celtis australis) è soprannominato “spaccasassi” perché ha radici possenti, adatte a farsi largo nei terreni pietrosi. Porta come frutti autunnali delle ciliegine nere farinose e dolci, ottime per nutrire gli uccelli migratori prima della partenza e quelli stanziali per irrobustirsi e affrontare l'inverno.

bagolaro

 

Le foglie del Pioppo grigio (Populus canescens) come quelle di tutti i pioppi, quando c'è un poco di vento tremolano e sembrano luccicare, per il continuo rivoltarsi della pagina superiore liscia e più scura e di quella inferiore più chiara e vellutata. Il loro fruscìo sembra un mormorìo e si dice che parlino. I pioppi hanno sessi distinti e le femmine a primavera hanno per frutti dei grappolini di lanugine bianchissima, che si sfalda e vola, portando lontano i semi minuscoli come puntini.

pioppo grigio

 

Il Pruno (Prunus cerasifera) ha le foglie color rosso scuro e a primavera si riveste di fiori rosa con cinque petali, simili a quelli dei ciliegi, dei meli, dei mandorli e di tutti gli alberi parenti delle rose, che nella qualità selvatica ne hanno appunto solo cinque.

pruno

 

Infine c'è un arbusto dall'aspetto molto modesto, ma che dà il meglio di sé col profumo meraviglioso dei suoi fiori da Natale in poi. E' il Calicanto, Chimonantus praecox) di origine cinese.

calicanto

 

Attraversando la strada, dietro il municipio, oltre a uno spino di giuda, a un frassino, a un pruno e a due aceri, di cui ho già parlato più sopra, si trova una Quercia rossa (Quercus rubra), originaria degli USA. Si riconosce come parente delle nostre querce per le ghiande e per le foglie lobate più grandi. Cresce molto più rapidamente del tipo nostrano, noto per la robustezza del legno e in autunno le foglie diventano di un rosso acceso.

quercia rossa

 

C'è anche il Carpine bianco (Carpinus betulus), riconoscibile dalle foglie seghettate relativamente piccole e dai frutti cartacei, vagamente somiglianti a dei fiori che inizialmente sono verdi per poi diventare marroni. Si dice bianco solo perché il suo legno è più chiaro del carpine detto nero, dal legno più scuro.

carpine bianco

 

Nella piazza davanti al municipio si trovano vari giovani aceri e giovani Sophora japonica, di cui in fondo alla piazza c'è un esemplare adulto ma ancora di piccole dimensioni rispetto a quelle che può raggiungere. Dal nome si capisce che l'albero è asiatico, ma è cinese e non giapponese. In estate si riempie di una miriade di fiorellini color crema che cadono continuamente a terra formando un tappeto tutt'intorno. In autunno compiono la trasformazione in baccelli che contengono i semi.
Come lo Spino di Giuda e la robinia è una leguminosa e dunque nutre il terreno con l'azoto assorbito dall'aria e trasformato dai batteri che ha sulle radici.

sophora japonica

 

Tutti questi alberi, che rendono bello e gradevole lo spazio intorno al municipio, come tutti gli alberi hanno qualità molto importanti per la nostra salute, quella degli animali e di tutto il territorio, perché abbassano la temperatura in estate, purificano l'aria e l'acqua, fanno penetrare le piogge nel terreno per riequilibrare le falde acquifere che ci servono per mille scopi, mantengono saldo il terreno evitando le frane, ospitano molti piccoli animali indispensabili alla biodiversità. In zone più difficili della stessa Italia impediscono la desertificazione e riducono la formazione dei venti pericolosi.
Per tutto questo occorre però però piantare gli alberi giusti nel posto giusto e trattarli correttamente.
Ecco perché il Comune di Corte Franca ha voluto iniziare la sensibilizzazione nei loro confronti presentando quelli del Parco del Conicchio.

parco

 

Modalità di Accesso

Il Giardino Pubblico del Conicchio a Timoline di Corte Franca è accessibile a piedi dal centro abitato e presenta percorsi pedonali pavimentati, privi di barriere architettoniche, con pendenze contenute e superfici lisce, facilitando l'accesso anche a persone con mobilità ridotta . Non sono disponibili informazioni specifiche sui parcheggi riservati ai disabili.

Luogo
Parco del Conicchio, Timoline, BS, Italia
Costi

Ingresso gratuito

Ultimo Aggiornamento

11
Giu/25

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